CONIGLIO ALLA PIEMONTESE



INGREDIENTI PER 4 PERSONE


N 1 CONIGLIO
8 ACCIUGHE
1\2 LITRO LATTE
OLIO D'OLIVA


PROCEDIMENTO:
Infarinare leggermente il coniglio. Fare un battuto di aglio e cipolla e farlo rosolare nell'olio d'oliva a fuoco lento con le acciughe tagliate a pezzi. Aggiungere il coniglio tagliato a pezzi e farlo rosolare. Aggiungere il latte e fate cuocere per una ventina di minuti.

Il coniglio alla piemontese può essere servito con la polenta. Questa ricetta è facile da realizzare ed è un piatto tipico della cucina povera piemontese.

Piemonte, Italy

TORTA GIANDUIA

INGREDIENTI per 8 persone:

ZUCCHERO SEMOLATO                   GR 340
CIOCCOLATO DA COPERTURA     GR 250
CIOCCOLATO FONDENTE               GR 200
BURRO                                                   GR 125
PANNA                                                  GR  100
FARINA BIANCA                              GR 90
FECOLA DI PATATE                        GR 90
NOCCIOLE GENTILI
DEL PIEMONTE SGUSCIATE         GR 50
GELATINA DI ALBICOCCHE        GR 200
UOVA                                                         9
CUCCHIAIO DI MIELE                           1
VANILLINA                                            1 BUSTINA
COGNAC E MARASCHINO                1 BICCHIERINO

PROCEDIMENTO:
Mettere le nocciole gentili del Piemonte su una teglia e farle tostare in forno. Strofinarle poi su un setaccio con le mani per pelarle.
Versare in un pentolino un cucchiaio di zucchero, porre il recipiente sul fuoco e, apena lo zucchero sarà sciolto unire le nocciole gentili del Piemonte. Versare il tutto in un mortaio e pestare bene fino ad ottenere una pasta.
Grattugiare 70 gr di cioccolato fondente, imburrare e infarinare una tortiera del diametro di circa 26 cm.
Versare in un pentolino 6 uova intere, 3 tuorli e 250 gr di zucchero, sbattere bene con una frusta. Mettere il recipiente a bagnomaria e, sempre sbattendo, fare intiepidire il composto (attenzione ad intiepidire soltanto senza cuocere le uova!).
Togliere il recipiente dal fuoco unire un cucchiaio di miele e continuare a sbattere finchè il composto sarà perfettamente montato.

Mettere in un pentolino il burro e una buona parte del cioccolato fondente a scaglie, la vanillina e la pasta di nocciole gentili del piemonte. Far sciogliere il tutto a bagnomaria amalgamando con cura.

Aggiungere alle uova la fecola e la farina facendole cadere a pioggia da un setaccio, incorporarle con molta delicatezza e unire quonto è stato fatto sciogliere a bagnomaria. Quando anche questi ingredienti saranno ben amalgamati versare il composto nella tortiera precedentemente imburrata e infarinata.
Mettere in forno caldo a 190°C e cuocere per circa 50 minuti.

A cottura ultimata capovolgere la torta Gianduia su un tovagliolo o su una gratella da pasticceria e lasciarla raffreddare.
Tagliuzzare il rimanente cioccolato fondente e metterlo dentro un pentolino, unire la panna, mettere il recipiente sul fuoco basso e sempre mescolando far sciogliere il cioccolato. Versare la crema in una zuppiera lasciarla raffreddare mescolandola di tanto in tanto.
Versare in un pentolino un cucchiaio di gelatina di albicocche e aggiungere un cucchiaio di zucchero, mettere il recipiente sul fuocomolto basso e, sempre mescolando, lasciar bollire per qualche minuto poi mettere la gelatina da parte tenendola in caldo.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato di copertura, con una piccola frusta sbattere fino a montarla.

Mettere la torta su un disco di cartone rivestito di carta oleata, con un coltello ben affilato levare la crosticina intorno al dolce, quindi con un taglio orizzontale dividere la torta a metà. Mescolare insieme il Cognac ed il Maraschino e inzuppare la mezza torta, versare su quella metà la crema montata (meno un cucchiaino che servirà per la decorazione)  e con la spatola stenderla ricoprendo la torta, appoggiare sulla crema l'altra metà della torta e inzupparla come la precedente. Usando la spatola rvestire i bordi e la superficie con la gelatina, poi versare sulla torta il cioccolato di copertura badando di coprirla completamente.
Sollevare delicatamente il dolce con due spatole e disporlo su un vassoio. Usare la crema tenuta da parte per decorare la torta con la parola GIANDUIA.

Piemonte, Italy

RABATON


INGREDIENTI:

2 litri di latte e un limone, oppure 400 g di ricotta,
1 kg. di erbette di campo
coste o spinaci,
10 g di maggiorana fresca,
20 g di prezzemolo,
1 spicchio d'aglio,
150 g di parmigiano,
4 uova,
6 rami di salvia,
6 rami di rosmarino,
20 g di burro,
noce moscata, pepe, sale

 PROCEDIMENTO:

Prendere 2 litri di latte intero fresco e portarlo ad ebollizione, aggiungere il succo di mezzo limone o un cucchiao di aceto. Spegnere il fuoco ed attendere alcuni minuti mescolando delicatamente sino ad ottenere il caglio del latte. Filtrare in una pezza e premere a lungo il fagottino fino ad ottenere una formaggetta fresca simile in apparenza ad una ricotta.
Per comodità si può comperare 400 grammi di ricotta, e sostituirla così alla sopraindicata giuncà.
Lessare in acqua non salata un chilogrammo di erbette selvatiche di campo (ortiche, "donnette", "denti di cane", verfis) oppure, in mancanza di questi o fuori stagione, utilizzare spinaci e costine o bietole a piacere, usando queste ultime in maggior quantità.
Conservare l'acqua di cottura che verrà riposta al fuoco con un dado di brodo (naturalmente se avete a disposizione un brodo vegetale o di carne il risultato sarà superiore).
Strizzate con molta cura e molta forza la verdura sino a sentirla ben asciutta, poi tritarla sul tagliere.
Tritare un ciuffo di maggiorana fresca, prezzemolo, qualche foglia di salvia e uno spicchio d'aglio. Se non disponete di questi aromi freschi potrete ripiegare su quelli secchi che userete con parsimonia per evitare di rendere i rabatòn troppo amari.
Grattugiate 60 gr. di parmigiano reggiano ben stagionato con eventuale aggiunta di poco pecorino, se gradito.
Rompere 3 uova intere e aggiungere un rosso sbattendo per qualche minuto. Riunite in un'ampia terrina il parmigiano, la verdura, la ricotta, il trito d'erbe e le uova e formate un impasto che dovrà avere la consistenza del ripieno di ravioli di magro: per ottenere ciò potrete aggiungere modeste quantità di pane grattugiato (un piccolo pugno) e un cucchiaio di parmigiano. Evitare di aggiungere troppo pane e ciò è possibile solo se avrete strizzato al massimo la verdura. Aggiustare di sale e, se di vostro gusto, aggiungete una grattatina di noce moscata.
Formare delle polpettine della dimensione di un pollice, lunghe cioè circa 6 o 7 cm. e del diametro di circa 3 cm.
Rotolare i rabatòn nella farina bianca utilizzandone pochissima che farete assorbire interamente con i palmi delle mani. Se lasciate un eccesso di farina sui rabatòn, questi risulteranno viscidi e collosi dopo la cottura.
Fate lessare le polpettine nel brodo sopra descritto per pochi minuti, disponendoli quindi in una teglia precedentemente imburrata. Ricoprire i rabatòn con qualche cucchiaio di parmigiano grattugiato, aggiungete qualche fiocchetto di burro e 2 cucchiai di latte.
Disponete nella teglia rami di rosmarino e salvia interi in abbondanza e portate il forno a 180° per circa dieci minuti sino a dorare leggermente e bruciacchiare le foglie sporgenti degli aromi.
Servire caldissimi levando i rami di rosmarino e salvia in presenza dei commensali, mentre si sprigionerà un intenso profumo di erbe aromatiche.

Piemonte, Italy

NOCCIOLA GENTILE DEL PIEMONTE

Nelle provincie di Cuneo, Asti e Alessandria dove si incontrano i territori di Langhe, Roero e Monferrato, viene coltivata la Nocciola Piemonte della varietà Tonda Gentile Trilobata.
immagine tratta da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Hazelnuts.jpg



La Nocciola Gentile Del Piemonte ha la denominazione I.G.P. che ne garantisce l'autenticità della provenienza. Le nocciole piemontesi sono particolarmente apprezzate per il loro gusto, ottimo dopo la tostatura, per l'ottima facilità di pelatura e la buona conservabilità.

La nocciola del Piemonte viene utilizzata in diverse preparazioni della cucina piemontese come la torta di nocciole, ma trova la sua massima esaltazione attraverso l'abbinamento con il cioccolato. Dal matrimonio di questi due nobili ingredienti nascono i gianduiotti e la torta gianduia.

Piemonte, Piedmont, Italy

IL PORRO DI CERVERE

L'origine della coltivazione del porro viene fatta risalire addirittura a 3.000 anni prima di Cristo.
Il Porro fu una di quelle piante che, lungo tutto il Medioevo, contribuì a risolvere il problema alimentare durante le ricorrenti carestie.

Il Porro di Cervere viene prodotto nell'omonimo comune in provincia di Cuneo.

Il seme del Porro di Cervere è del tipo "porro lungo d'inverno". Questa varietà può rimanere nel terreno anche durante i mesi più freddi.

Il particolare terreno, formato dalle inondazioni del fiume Stura, sabbioso e calcareo, rende il Porro di Cervere molto tenero, gli conferisce un sapore dolce lontano dai suoi parenti stretti, l'aglio e la cipolla.

Il Porro di Cervere è in attesa dalla Comunità Europea del riconoscimento della denominazione d.o.p. ed è uno degli ingredienti della Bagna Caoda.

Dal 7 al 22 novembre a Cervere (CN) si tiene l'annuale Fiera del Porro di Cervere, per maggiori informazioni www.porrocervere.com 

Piemonte, Piedmont, Italy

IL BONET

Il bonet (IPA [bu'nɛt]) è un dolce al cucchiaio tipico del Piemonte a base di cioccolato e amaretti.

In piemontese bonet significa cappello.
In alcune interpretazioni il nome farebbe riferimento alla forma dello stampo in cui viene cotto il bonet.
In altre la parola cappello farebbe riferimento al fatto che il bonet viene servito alla fine del pasto, quindi fa da "cappello" al resto.

In alcuni documenti storici del Piemonte nel XIII viene menzionato il bonet anche se in una versione diversa da quella che conosciamo oggi visto che il cacao arriverà dall'America molto più avanti.

Il bonet "storico" definito anche alla monferrina veniva preparato in Piemonte senza il cacao, che come abbiamo visto doveva ancora venire scoperto, ma uova, latte,zucchero e amaretti.

LA RICETTA DEI GIORNI NOSTRI:

Ingredienti
per 8 persone


Latte parzialmente scremato
700 g
Uova di gallina
180 g
Biscotti amaretti secchi
100 g
Zucchero
140 g
Cacao amaro in polvere
20 g




PREPARAZIONE:

Sbattere le uova con lo zucchero il cacao e gli amaretti. Aggiungere il latte precedentemente portato ad ebollizione. Versare il preparato negli appositi stampini. Sistemare gli stampi in una teglia a bagnomaria con un fogli di cartone sul fondo per limitarne il bollore.

Cuocere in forno a 160°C per 60 minuti circa.

Piemonte, Piedmont, Italy

IL CIOCCOLATO NELLA TRADIZIONE PIEMONTESE

Il cioccolato arriva in Piemonte portato dall'esercito del Duca Emanuele Filiberto di Savoia. A quei tempi il Duca di Savoia serviva il re Carlo V, sovrano spagnolo.
Furono proprio gli spagnoli a portare il cacao dal Messico in Europa.



Albero del cacao foto tratta da : http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cocoa_Pods.JPG

Sembra che propio in Piemonte e più precisamente a Torino durante il XVIII secolo venne trovato il modo per rendere solido il cioccolato che fino ad allora veniva consumato liquido, come bevanda.






 Foto tratta da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gianduiotti.jpg
Proprio a Torino nel 1852 nascono i gianduiotti che diverranno uno dei simboli del capoluogo piemontese. Prodotti impastando il cioccolato alle nocciole "gentili" del Piemonte altro prodotto tipico del cuneese.
Il gianduiotto è anche il primo dolce "confezionato" incartato nella tipica confezione di carta d'orata.

Nei bar del centro di Torino nasce invece il "Bicerin" bevanda a base di cioccolato, caffè e panna.

Dai primi del novecento i piccoli laboratori di pasticceria subirono un processo di industrializzazione, molte aziende si spostarono fuori dal comune di Torino per avere spazi maggiori. Si crearono così altri centri produttivi del cioccolato  a Novi Ligure, in provincia di Alessandria  e ad Alba in provincia di Cuneo.

Attualmente si assiste ad un ritorno ai laboratori artigianali di produzione del cioccolato con grandi varietà di pralinerie fatte a mano, spesso in pasticcerie nel centro di Torino.

Da questa storica tradizione Piemontese per la lavorazione del cioccolato nascono diversi tipi di dolci:

- Gianduiotti
- Torta Gianduia
- Bonet

Piemonte, Piedmont, Italy

BAGNETTO VERDE

INGREDIENTI:
prezzemolo gr 50
acciughe sotto sale n2
mollica di pane
aceto
spicchio d'aglio
olio d'oliva

PROCEDIMENTO:
Tritare finemente il prezzemolo unendo l'aglio e le acciughe dopo averle ben pulite e deliscate. Versare il trito in una ciotola, unire la mollica di pane dopo averla imbevuta nell'aceto e poi strizzata. Con un cucchiaio di legno mescolare bene gli ingredienti, aggiungere abbondante olio di oliva perchè la salsa risulti ben liquida.

Questa salsa si usa tradizionalmente per accompagnare il bollito misto alla piemontese.

BOLLITO MISTO ALLA PIEMONTESE

INGREDIENTI:
CARNI:
SPALLA DI MANZO
VITELLO: PUNTA DI PETTO, TESTINA, LINGUA, CODA
POLLO RUSPANTE

VERDURE:
CIPOLLE
CAROTE
SEDANO

PROCEDIMENTO:
Porre in una pentola le verdure lavate e tagliate a pezzi grossi, unire abbondante acqua e sale. quando l'acqua bolle mettere nella pentola per prima la carne di manzo e dopo circa un'ora la carne di vitello. Volendo si può aggiungere anche mezzo cappone o mezza gallina, mettendoli in acqua insieme al manzo. Se invece aggiungete un giovane pollo, unirlo insieme al vitello.
In Piemonte un ricco bollito deve comprendere anche carne di maiale e insaccati vari come lo zampone, naturalmente lessati a parte.
Al momento di servire disporre tutte le carni su due piatti da portata caldissimi, cospargerli con un pò di sale grosso, versarvi sopra un mestolo di brodo caldo ed accompagnare con le tipiche salse piemontesi: bagnetto verde e il bagnetto rosso; oppure con salsa ai peperoni, mostarda di frutta o d'uva.

Il bollito può essere gustato anche freddo in insalata con olio extravergine e aceto balsamico.

Piemonte, Piedmont, Italy

LA PANISCIA NOVARESE

Non ci sono molte certezze sull'origine di questo piatto tipico piemontese e più nello specifico novarese. Sembra che il suo nome derivi dal fatto che originariamente si utilizzava il panìco al posto del riso o comunque un cereale di poco pregio. Il termine latino "paniculum", "migliacccio", fatto con il miglio, sembrerebbe la radice etimologica del nome. Dalla stessa radice deriverebbero anche le altre varianti di questo piatto tipico: la Panissa vercellese (senza le verdure) o la Paniccia della val Sesia. Infatti sembra che le origini di questo piatto siano molto antiche addirittura prima dell'introduzione della coltivazione del riso in Piemonte (1500).



PANISCIA NOVARESE (dosi per 4 persone)
350 gr. di riso superfino,
200 gr. di fagioli borlotti secchi,
350 gr. di cavolo bianco (verza),
1 carota 1/2 cipolla media,
2 costole di sedano,
3 pomodori pelati senzai semi,
50/60 grammi di cotenne di maiale,
80 grammi di pancetta tritata fine,
25 grammi di burro,
1 salam d'la duja(conservato nello strutto),
2 litri di acqua,
1/2 bicchiere di vino rosso,
pepe e sale q.b.








Mettere i fagioli secchi in un contenitore coperti da acqua tiepida, per circa dodici ore.Fate scottare le cotenne (tagliate a listerelle) per cinque minuti in acqua bollente .Mondate e lavare tutte le verdure.Spezzettate le foglie di verza e tagliare a pezzettini il sedano la carota, e i pomodori a cui avrete tolto i semi.Scolate bene i fagioli e metterli in una pentola con tutte le verdure e le cotenne.Aggiungete l'acqua e un po' di sale.Tritare la cipolla con il salame.Mettere in una casseruola il burro e la pancetta, unite il salame e la cipolla e lasciare rosolare a fuoco basso per dieci minuti.Mescolando con un cucchiaio di legno unite il riso, fatelo insaporire, quindi sempre mescolando aggiungete il vino e lasciatelo evaporare.Continuare la cottura del riso unendo poco alla volta il brodo e le verdure cotte e continuare a mescolare con il cucchiaio di legno fino a che il riso sara' cotto (il tempo necessario e' di circa 20 minuti). Aggiungete il pepe q.b., togliete dal fuoco e lasciare riposare per cinque minuti prima di disporlo sul piatto di portata.

Piemonte, Piedmont, Italy

RISOTTO AL BAROLO

Ingredienti:
300 g di riso,
½ lt di Barolo,
½ lt di brodo di carne,
3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato,
1 cipolla piccola,
burro e sale.

Preparazione:
Affettate la cipolla, lasciatela rosolare in un tegame con una noce di burro e quando sarà ben appassita unite il riso,
fatelo imbiondire per qualche minuto rimestando accuratamente,
aggiungete quindi il Barolo poco
alla volta. Quando il Barolo sarà evaporato continuate la cottura con piccole quantità di brodo.
A cottura del riso ultimata, unite una noce di burro, il parmigiano reggiano grattugiato. Mescolate ancora per amalgamare
bene il tutto e servite ben caldo.

Piemonte,Piedmont, Italy

POLLO ALLA MARENGO

STORIA: questa ricetta tipica alessandrina risale alla vittoria di Napoleone contro gli Austriaci nella famosa battaglia di Marengo (14 giugno 1800).
Sembra che il generale francese dopo la vittoria ordinò in un'osteria del paese qualcosa di speciale. Gli venne servito un pollo cucinato con gli ingredienti a disposizione vista la situazione. Il pollo venne cotto  con funghi, gamberi di fiume e del vino Madera portato dall'esercito francese.
1 pollo di circa 1 kg, 1 bicchiere olio, farina, sale e pepe, 400 g pomodori, 1 spicchio di aglio, 1 bicchiere vino bianco, 200 g funghi, prezzemolo, succo di un limone, 6 fette pane casereccio, 6 uova, 6 gamberi di fiume, brodo.




Ingredienti:

1 pollo di circa 1 kg, 1 bicchiere olio, farina, sale e pepe, 400 g pomodori, 1 spicchio di aglio, 1 bicchiere vino bianco, 200 g funghi, prezzemolo, succo di un limone, 6 fette pane casereccio, 6 uova, 6 gamberi di fiume, brodo.



Preparazione:

Non esiste una ricetta "ufficiale", ma sono diffuse innumerevoli varianti, ad esempio con o senza i gamberi di fiume. Pulire e tagliare il pollo a pezzi e passarlo nella farina. Far rosolare il pollo infarinato con olio ed aglio. Sbollentare i pomodori e togliere la pelle ed i semini, tagliarli a dadini. Quando il pollo è rosolato, bagnare con vino bianco ed unire i pomodori. Far cuocere con coperchio a fuoco moderato per 10 minuti. Pulire ed affettare i funghi, unire al pollo e far cuocere altri 15 minuti. In un pentolino portare a bollore un bicchiere di vino bianco, sale, i gamberi di fiume, far cuocere per 5 minuti, scolare e tenere al caldo. Far abbrustolire le fette di pane e friggere in un'altra padella le uova nell'olio, tenendole ben separate. Controllati i tempi, versare il succo di limone ed il prezzemolo tritato finemente nella casseruola del pollo, mescolare ed aggiustare di sale. Sul piatto di portata disporre una fetta di pane su cui adageremo l'uovo fritto, accanto mettere il pollo con il suo fondo di cottura e guarnite il tutto con un gambero di fiume.
(tratta dal sito del comune di alessandria)

FRITTO MISTO ALLA PIEMONTESE il re della cucina piemontese

STORIA E CURIOSITA' SUL FRITTO MISTO ALLA PIEMONTESE:
Il fritto misto è forse il piatto più rappresentativo della cucina piemontese. Non si compone di ingredienti fissi, ma di una varietà di gusti e sapori che possono cambiare a seconda della satgione e delle preferenze.
Solo alcuni ingredienti sono considerati obbligatori per un buon fritto misto alla piemontese: i semolini, gli amaretti di Mombaruzzo ammorbiditi nel latte strizzati ed impanati, le animelle, la cervella, i filoni di fegato bianco e nero, salsiccia, crocchette di pollo e costollette d'agnello.
Anticamente sembra che il fritto misto fosse un piatto della tradizione popolare che si cucinava nel territorio piemontese quando venivano macellati gli animali nelle cascine, per sprecarne il meno possibile venivano cucinate le frattaglie.



 foto tratta da wikipedia





INGREDIENTI:

CARNI:
- FILONE DI VITELLO
- ANIMELLA
- CERVELLA
- FEGATO DI VITELLO E DI MAIALE

- SALSICCIA
- COSTOLETTE DI AGNELLO
- CRESTE DI POLLO
- CROCCHETTE DI POLLO

VERDURE:
- FETTE DI MELANZANE
- FETTE DI ZUCCHINI
- FIORI DI ZUCCA

VARIE:
- FORMELLE DI SEMOLINO: 190 GR semolino

                                                      1 litro di latte
                                                       zucchero
                                                      scorza di limone 
Portate ad ebollizione il latte con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata e aggiungete a pioggia la semola amalgamandola con la frusta. Cuocete per cinque minuti, rovesciate in uno stampo e lasciate raffreddare per un giorno. 

- AMARETTI DI MOMBARUZZO
- CAPPELLE DI FUNGHI
- RANE
- OLIO DI OLIVA
- BURRO, FARINA, UOVA
- LATTE, PANGRATTATO , SALE

PROCEDIMENTO:

Tagliare tutte le carni e le verdure a piccoli pezzi, passarle prima nella farina poi nell'uovo sbattuto e quindi nel pangrattato. Friggere il tutto in una padella con abbondante olio e burro, tenendo presente i diversi tempi di cottura che richiedono gli ingredienti: il fritto misto alla piemontese cotto al punto giusto deve essere pronto tutto nello stesso momento.
Adagiare quanto si è preparato su uno o più piatti di portata caldissimi, salare e servire immediatamente.

Piemonte, Piedmont, Italy

LA MULA salume tipico del piemonte

E' un prodottotipico della cucina piemontese:

Preparazione.
La carne magra di testa viene tagliata grossolanamente con guanciale: si unisce circa il 40% di impasto per salame, e si condisce. Si aggiunge poi la lingua di maiale precedentemente tenuta sotto sale per circa quattro giorni, lavata e asciugata, e si insacca il tutto nel budello equino (che dà il nome al salume). Il prodotto finito prende l'aspetto di un melone a causa della legatura con spago, che lo divide in tanti spicchi. Si consuma bollito e viene servito caldo.

Composizione.
a) Materia prima: carni di suino di seconda scelta e lingua di suino.
b) sale, pepe, aglio, noce moscata, chiodi di garofano, cannella.
c) Additivi: salnitro.

Maturazione.
Alcuni giorni.

Periodo di stagionatura.
Circa due mesi. Poi può essere messa sotto strutto fuso, in un orcio di coccio: in questo caso si mantiene, rimanendo morbida, per più di un anno.

Area di produzione.
Province di Novara, Vercelli e, in provincia di Asti, nel Monferrato.


fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995

I PLIN

I PLIN sono un prodotto tipico piemontese, soprattutto del cuneese e del Piemonte occidentale. 

In dialetto piemontese il plin è il pizzicotto, da questo termine deriva il nome di questa pasta all'uovo ripiena di carne arrosto, il plin è il pizzicotto che viene dato alla pasta.


I Plin vengono cotti in acqua bollente e saltati con burro e salvia, oppure sugo d'arrosto. Ma per apprezzarne completamente il gusto, una tradizione vuole che si gustino su di un tovagliolo senza nessun condimento. Durante la manifestazione del Gustadom ad Asti si possono assaggiare gli agnolotti gobbi serviti in questo modo.


Piemonte, Piedmont, Italy

IL TARTUFO BIANCO PIEMONTESE

Già nel Settecento il tartufo piemontese era stimato e consumato nelle cucine dei nobili europei. Tra i suoi grandi estimatori il compositore Rossini che lo definiva il "Mozart dei funghi". Il più pregiato è sicuramente quello che si raccoglie fra le colline di Alba e Asti.
Solo nel '900 questo tartufo bianco ha acquistato fama mondiale, grazie alla geniale opera di promozione svolta da Matteo Morra ("Maté Mura") e Giacomo Morra, albergatore e ristoratore di Alba, giustamente "incoronato" Re dei Tartufi già nel 1933 dal Times di Londra.  tratto da wikipedia

Sembra che anche il Re di Francia acquistasse il tartufo bianco d'Alba per sostituire l'aglio nei banchetti di corte.

Anche quest'anno si tiene ad Alba, la "capitale" del tartufo, l'annuale fiera mercato dove i commercianti di tartufi incontrano i "trifolao" che raccolgono questo prezioso prodotto tipico della terra piemontese. Per maggiori informazioni http://www.fieradeltartufo.org/it/Default.asp

Il tartufo bianco di Alba è uno dei protagonisti della cucina piemontese e conferisce un profuno e un sapore inconfondibili anche ai piatti più semplici come ad esempio l'uovo al paletto o i Tajarin in bianco.

Piemonte, Piedmont, Italy

FINANZIERA PIEMONTESE

La finanziera è un piatto tipico piemontese nato durante il medioevo; la prima ricetta conosciuta risale al 1450 ed è stata proposta dal Maestro Martino. È un piatto nato nel Monferrato che ha subìto in seguito diversi rimaneggiamenti. Rimane comunque un piatto povero nato dal riutilizzo delle parti scartate durante la trasformazione dei galletti in capponi e di alcuni scarti di macellazione dei bovini. Una ricetta successiva della finanziera ha per titolo salsa e ragout à la Financière ed è attribuita a Giovanni Vialardi (datata 1800).

L'etimologia è incerta, tuttavia pare che ad un certo punto della storia la finanziera abbia abbandonato le tavole dei contadini, sia diventato un piatto elitario ed abbia quindi preso il nome dalla giacca da cerimonia, detta appunto finanziera, indossata a Torino nell'800 dai rappresentanti della finanza piemontese.

" la finanziera: il nome di questa ricetta deriva dall'abito, chiamato proprio finanziera, abitualmente indossato nel 1800 dai banchieri e dagli uomini di alta finanza, ai quali sembra che questo piatto piacesse molto; altre fonti suggeriscono invece l'origine del nome nel tributo in natura pagato dai contadini alle guardie (i finanzieri, appunto) per entrare in città. Tributo composto principalmente dalle frattaglie dei polli, ancora oggi fra gli ingredienti fondamentali. " tratto da wikipedia

Ingredienti.

per 6 persone
100 gr animelle
50 gr creste e uova di gallo
100 gr fegatini di pollo
150 gr di filoni e cervella di vitello
100 gr funghi freschi
50 gr cetrioli sott'aceto
1 bicchiere di marsala secco o vino rosso secco
Sale e prezzemolo q.b.
80 gr burro

Procedimento.

Pulire accuratamente animelle,filoni,cervella,creste e fegatini . Fare bollire il tutto in acqua salata x 10 min. Circa eccetto i fegatini che si faranno bollire separati,scolare il tutto e lasciare raffreddare.

Tagliare il tutto a dadini unitamente ai cetriolini e funghi, questi ultimi lessati. In una casseruola fare sciogliere il burro ,unire tutti gli ingredienti ,far cuocere appena e bagnare marsala o vino rosso, con quest'ultimo unire una presa di zucchero ,salare,spolvarare appena di prezzemolo ,lasciare cuocere lentamente per 5\6 minuti.

LE ACCIUGE DEL PIEMONTE

Qualcuno si sarà chiesto, come mè, perchè tra i prodotti tipici del Piemonte c'è la bagna caoda che, tra gli ingredienti principali ha un pesce azzurro come l'acciuga.
Notoriamente il Piemonte non è una regione marina.
Sembra che in passato i contadini, provenienti soprattutto dalla valle Maira nel cuneese, cercassero di arrotondare nei mesi invernali andando in Francia o in Liguria a prendere il sale da vendere poi in tutto il Piemonte. Poichè il sale ai tempi era un bene molto prezioso sembra venisse nascosto sotto le acciughe. Questi contadini passavano poi nei paesi con dei carretti a vendere sia il sale che i pesci e venivano chiamati ANCIUE'.

Il Museo Seles - Museo multimediale dei mestieri itineranti, vuole essere il punto di raccolta delle testimonianze e della documentazione di tutti gli acciugai della Valle Maira che hanno avuto nei comuni di Dronero, Celle di Macra e Paglieres la loro culla d’origine.
 www.comune.dronero.cn.it


Piemonte, Piedmont, Italy

Laboratori organizzati dalla Camera di Commercio con Slow Food

Articolo tratto da www.lastampa.it



A lezione sulla carne, il dolce, la pasta o il caffè: sono in tutto dieci i laboratori, organizzati dalla Camera di commercio di Torino e coordinati da Slow Food Condotta di Torino, con alcuni dei 146 Maestri del Gusto di Torino e provincia. Il ciclo si inaugura lunedì (28/09/09 n.d.r.) con le grandi carni di Crivello di Santena, in abbinamento ai vini dell’azienda Dora e al pane di Aldo Luciano. Le specialità di cioccolato di Guido Castagna costituiranno il dolce epilogo della serata.

"Maestri del Gusto di Torino e provincia" è un’iniziativa della Camera di commercio di Torino che ogni due anni, in collaborazione con Slow Food e il Laboratorio Chimico camerale, seleziona esperti nella produzione del buon cibo e del buon vino. I loro nomi, gli indirizzi e i loro prodotti, tutti da scoprire e da gustare, sono raccolti in un volume pubblicato dalla Camera di commercio per promuovere in Italia e all’estero le eccellenze enogastronomiche della provincia.

Gli incontri, uno al mese, si terranno a Eataly in via Nizza 230, con inizio alle ore 20. Ogni appuntamento accoglierà fino a 55 partecipanti, la quota di partecipazione è di 20 euro.

Articolo tratto da www.lastampa.it


Piemonte, Piedmont, Italy

IL RISO


L'introduzione della coltivazione del riso in Piemonte risale al XV secolo e si estende da Novara fino a Saluzzo.

Oggi le zone del Piemonte più interessate dalla coltivazione del riso sono le province del vercellese, del basso novarese, del biellese e alcune zone dell'alessandrino.

Dopo la trebbiatura il riso è ancora rivestito dalle glumelle e viene chiamato risone. Viene quindi portato nelle riserie dove vengono eseguite dierse lavorazioni: pulitura, sbramatura, sbiancatura, lucidatura, brillatura.

La pianta da coltivazione si divide i tre sottospecie che si differnziano per la forma del chicco:
- Indica
- Japonica
- Javanica

In Piemonte e nelle altre zone d'Italia dove viene coltivato si utilizza la Japonica.

Carnaroli: ideale per risotti, cotto in 16-17 minuti;
Arborio: ideale per risotti, cotto in 16-17 minuti;
Vialone nano: ideale per risotti, cotto in 16-17 minuti;
S.Andrea: ideale per risotti, cotto in 16-17 minuti;
 Padano: iedale per arancini, cotto in 15 (al dente) o 18 minuti:

Baldo: ideale per insalate, bollito in 14-15 minuti;
 Ribe Parboiled: ideale per risotti, cotto in 15-16 minuti;
Thaibonnet Parboiled: ideale per insalate, bollito in 17-18 minuti;
Originario o comune (varietà Balilla): ideale per dolci, cotto in latte in 15 minuti.


Una ulteriore classificazione viene fatta a seconda delle dimensioni e della forma del chicco:

- Comune o originario: (Balilla) grani tondi e tondeggianti
- semifino: (Vialone nano) grani lunghi e grossezza media
- fino: (S. Andrea, Vialone) grani lunghi e grossi
- superfino: (Arborio, Baldo, Carnaroli) grani molto lunghi e grossi.

Piemonte, Piedmont, Italy

SALSICCIA DI BRA

La salsiccia di Brà è un prodotto tipico della cucina piemontese.
Il Piemonte è la regione in cui si allevano più suini in Italia. Di conseguenza la salsiccia ha un posto rilevante nella produzione agroalimentare Piemontese.

La salsiccia di Bra è pregiata una specialità alimentare del Piemonte e viene preparata con le carni magre sia di bovino che di suino.
In passato a Cherasco, comune limitrofo, c'era una comunità ebraica di importanti dimensioni che esigeva insaccati senza carne suina. Sembra che ai tempi dello Statuto Albertino (metà '800) lo Stato avesse autorizzato l'uso di carne bovina per la salsiccia fresca solo ai macellai di Brà.



La salsiccia di Brà viene consumata fresca e spesso cruda. Questo insaccato piemontese è stato inoltre inserito nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali piemontesi riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Per maggiori informazioni su questo prodotto tipico piemontese potete visitare il sito:  http://www.salsicciadibra.it

Foto tratta dal sito http://www.salsicciadibra.it

AGNOLOTTI ALLA PIEMONTESE

DOSI PER 6\8 PERSONE
Stufato di manzo g. 350
Arrosto di maiale g. 200
Salsiccia g. 100
Cervella di vitello g. 100
Scarola n. 1 mazzo
Uova n. 3\4
Noce moscata
Parmigiano
Sugo di carne
Burro
Sale

DOSI PER LA PASTA
Farina g. 600
Acqua g. 150
Uova n. 3

PROCEDIMENTO:
Lessare leggermente la salsiccia e la cervella. Lessare anche la scarola, strizzarla e tritarla e insaporirla in sugo di carne e poco burro.
Tritare finemente tutte le qualità di carne e la salsiccia, mettendo poi il ricavato in un recipiente; aggiungendo al scarola, tre o quattro cucchiai di parmigiano, un pizzico di sale, una grattata di noce moscata e uova intere sino ad ottenere un composto di giusta consistenza. Amalgamare perfettamente tutti gli ingredienti.
Con la farina, le uova e l'acqua preparare la pasta e poi stendere con il mattarello due o tre sfoglie sottili.
Mentre si prepara una sfoglia tenere l'altra pasta ben coperta affinché si mantenga giustamente morbida. Dal ripieno ricavare tante palline grandi come una nocciola e sistemarle su una sfoglia distanziandole fra loro: ricoprire con l'altra sfoglia come si fa normalmente, con le dita premere fra un ripieno e l'altro, quindi con la rotellina dentata, ricavare tanti agnolotti di forma quadrata.

CURIOSITÀ:
La tradizione vuole che questi ravioli, uno dei simboli della cucina piemontese, siano serviti come piatto in brodo. Si possono però servire anche asciutti, cuocendoli nel brodo anziché nell'acqua salata: irrorarli poi con burro fatto fondere insieme a qualche foglia di salvia spolverizzando gli agnolotti con parmigiano e sottili fettine di tartufo oppure condirli con una salsa al pomodoro o con sugo di carne.

Piemonte, Piedmont, Italy

Poggio Oddone-La manifestazione storica di Perosa Argentina giunta alla nona edizione

Da oggi venerdì 18 settembre si apre a Perosa Argentina la manifestazione "Poggio Oddone-Terra di Confine" fino a domenica 20.

Durante la manifestazione che si svolge dal 2000 si potrà acquistare il formaggio tipico piemontese della val Chisone il "Plaisantif".

Per maggiori informazioni potete visitare il sito dell'associazione Poggio Oddone.

Piemonte, Piedmont, Italy

IL PLAISENTIF

Il Plaisentif è il "formaggio delle viole". E' prodotto esclusivamente in Piemonte e solo in val Chisone e in val Susa. 
Sembra che l'origine risalga alla fine del '500 quando veniva prodotto in Piemonte con latte crudo vaccino. Il suo nome deriva dal fatto che gli alpeggi delle val Chisone e val Susa avvenivano nel periodo della fioritura delle viole (giugno e luglio)
La stagionatura di questo formaggio piemontese è di 80 giorni e può essere commercializzato solo alla terza domenica di settembre, in occasione della festa di "Poggio Oddone" a Perosa Argentina. 
 Il Plaisentif è marchiato a fuoco con una viola stilizzata.

Piemonte, Piedmont, Italy

CASTELLO DI CERESETO, Asti



Sulla strada che da Asti porta a Casale Monferrato, fra le colline del Monferrato astigiano si trova il paese di Cereseto. La fondazione di questo paesino del Piemonte sembra risalire al cinque o seicento d.c.
Oggi Cereseto conta meno di 500 abitanti.


Al centro del paese si trova il castello costruito nel 1910 dall’ingegnere Vittorio Tornielli in stile tardo quattrocento piemontese.
Il castello di Cereseto, che non si trova in buone condizioni, attualmente è di proprietà della "Società Agricola di Cereseto" e non si può visitare internamente.

Sulla facciata che da verso il paese si trova un bassorilievo di notevoli dimensioni dello scultore Canonica dedicato ai caduti piemontesi della seconda guerra mondiale (foto).




Piemonte, Piedmont, Italy

CHEESE 2009 A BRA, PROVINCIA DI CUNEO, PIEMONTE

Dal 18 al 21 settembre 2009 si terrà a Brà la settima edizione di CHEESE-LE FORME DEL LATTE.

La manifestazione piemontese è organizzata da SLOWFOOD e rappresenta un evento internazionale di grande rilevanza nel settore caseario.

Accanto ai formaggi del Piemonte, forse i prodotti tipici più famosi di questa regione, si può trovare una vasta gamma di formaggi prodotti nei più diversi paesi del mondo provenienti dai presidi SLOWFOOD .

PER MAGGIORI INFORMAZIONI www.cheese.slowfood.it

Piemonte, Piedmont, Italy

NOVI LIGURE, provincia di Alessandria, Piemonte

Piemonte sud est. Provincia di Alessandria dove la pianura piemontese inizia a salire e diventa Appennino, qui si trova Novi Ligure.

La città dove sono cresciuti i campionissimi piemontesi di ciclismo Girardengo e Coppi.

Novi Ligure ha una lunga tradizione dolciaria, sul suo territorio sono nate due grandi aziende dolciarie piemontesi, la Novi e la Pernigotti.

L’origine della città di Novi Ligure risale al periodo romano quando era conosciuta col nome di Curtis Nova. Attraverso varie vicissitudini ha fatto parte anche della Repubblica di Genova nel 1500.

Nel 1818 entra a far parte del Regno di Sardegna e quindi del futuro Piemonte.

Nel centro storico di questa città piemontese si possono ammirare numerosi palazzi dalle facciate dipinte risalenti ai secoli XVII e XVIII.


Tra questi palazzi citiamo il Palazzo Negroni (foto) ricco di decorazioni dello stesso secolo e dotato di due meridiane, una della quali basata sul calendario rivoluzionario francese.








La più importante piazza del centro storico è detta Delle Piane, dal nome della storica famiglia nobiliare genovese, sulla quale si affacciano, oltre all'omonimo Palazzo Delle Piane, (foto) la chiesa Collegiata e Palazzo Negroni.









I prodotti tipici di questa zona sono:
- baci di dama
- farinata
- focaccia novese
- canestrelli novesi
- Cece di Merella
- Corzetti

Piemonte, Piedmont, Italy

VINI PIEMONTESI A LONDRA

I vini piemontesi in vetrina nei grandi magazzini Herrod's di Londra. Dal 1° settembre al 4 ottobre 2009 grazie al sostegno della Regione Piemonte e al Centro Estero per l’Internazionalizzazione nel wine shop del grande magazzino londinese sarà ospitata una promozione di circa 60 etichette di vini del Piemonte.

Sicuramente un'iniziativa pubblicitaria importante per i vini piemontesi.

Maggiori info sul sito de "La Stampa"
Piemonte, Piedmont.

UN SIMBOLO DI TORINO E DEL PIEMONTE: IL GRISSINO

Uno dei simboli della cucina Piemontese e sopratutto di Torino è il GRISSINO. Il grissino è anche uno dei più famosi prodotti della cucina piemontese all'estero.

La sua origine sembra merito di Vittorio Amedeo II di Savoia, o meglio del suo dottore.
Per dare al giovane componente della famiglia Savoia, che riusciva con difficoltà a digerire la mollica del pane, il medico intorno al 1675 fornì le indicazioni ad Antonio Bruero fornaio di Lanzo Torinese per produrre il grissino.


I grissini ebbero una veloce diffusione sia in Piemonte che nel resto del paese grazie alla digeribilità e alla facilità di conservazione.

Anche Napoleone adorava i grissini del Piemonte e li chiamava "petites batons de Turin" e sembra se li facesse spedire direttamente da Torino a Parigi.

Il nome deriva da quello della "ghersa", il classico pane piemontese, di forma allungata.

La forma di grissino più antica e tradizionale è indubbiamente il rubatà o robatà (la pronuncia è comunque "rubatà", che in piemontese significa "rotolato") di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, facilmente riconoscibile per le caratteristica nodosità, dovuta alla lavorazione a mano. Il rubatà di Chieri è incluso nella lista prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Sono allo steso modo considerate zone di produzione classica del Rubatà, il Torinese, la zona di Andezeno e il Monregalese.

L'unica altra forma di grissino tradizionale e tutelata è il Grissino Stirato. Di invenzione più recente rispetto al rubatà, si distingue da questi in quanto la pasta, invece che essere lavorata per arrotolamento, viene allungata tendendola dai lembi per la lunghezza delle braccia del panificatore, il che conferisce maggiore friabilità al prodotto finale. Soprattutto questo tipo di lavorazione permise la produzione meccanizzata già a partire dal XVIII secolo.

Il grissino è l'ingrediente principale della ZUPPA DEI VALDESI, piatto tipico della val Germanasca e delle alpi occidentali.

Piemonte, Torino, Italy

TORINO CELEBRA I 303 ANNI DELLA LIBERAZIONE DALL'ASSEDIO FRANCESE

Da sabato 5 settembre nel capoluogo del Piemonte si apriranno le manifestazioni e le rievocazioni storiche per ricordare i 117 giorni che opposero l'esercito Sabaudo di Vittorio Amedeo II alle truppe del Duca de la Feuillade nel 1706.

Per maggiori informazioni sull'assedio di Torino: wikipedia
Pietro Micca

Piemonte, Piedmont, Torino, Italy

PINEROLO, FIERA DELL'ARTIGIANATO

Dal 3 al 6 settembre si terrà a Pinerolo la 33° edizione della Fiera dell'Artigianato. La cittadina piemontese ospiterà i più diversi volti dell'artigianato da quello manifatturiero a quello dei prodotti agricoli e alimentari. La presenza dei prodotti alimentari tipici piemontesi sarà come al solito molto elevata.
Anche quest'anno la manifestazione pinerolese sarà animata da manifestazioni e musica. Nell'elenco spicca la NOTTE BIANCA di sabato 5 settembre che vedrà tra gli altri eventi il concerto della cantante Alexia.

Per maggiori informazioni: www.artigianatopinerolese.com

Piemonte, Piedmont, Italy

Pinerolo città della cavalleria: CONCORSI IPPICI


Dall'11 al 13 settembre 2009 Pinerolo sarà sede del25° concorso ippico INTERNAZIONALE.

Mentre dal 18 al 20 settembre 2009 la città del Piemonte ospiterà il 31° concorso ippico nazionale.

Le manifestazioni che sono ormai una tradizione per Pinerolo si terranno presso la Piazza D'armi.


Piemonte, Piedmont, Italy

IL PEPERONE DI CARMAGNOLA prodotto tipico del Piemonte

Tra i prodotti agroalimentari tradizionali piemontesi non si può non elencare il PEPERONE DI CARMAGNOLA per cui il Ministero per le politiche agricole ha in corso l'istruttoria per il riconoscimento dell'Indicazione Geografica Protetta.


A Carmagnola, in Piemonte, la coltura del peperone inizia nei primi anni del novecento. Vista la vocazione prettamente agricola della zona fino a dopo il secondo dopoguerra viene sviluppata in modo intensivo la coltura del peperone di Carmagnola grazie alle ottime rese che garantisce.

Il peperone di Carmagnola è un ingradiante fondamentale della Bagna Caoda alla piemontese.

IL GENEPI'

Il Genepi' è un liquore tipico delle valli del Piemonte e viene ricavato dalle piante aromatiche che portano lo stesso nome.

La pianta del Genepi' è del genere Artemisia e cresce sulle Alpi piemontesi.

Il cespuglio del Genepì può crescere fino a circa 10\15 centimetri, dai fiori maschili della pianta viene ricavato il liquore tipico del Piemonte.

Oggi la pianta selvatica del Genepì è protetta quindi quelle da cui si ricava il liquore viene coltivata.

Per produrre il Genepì i fiori devono essere lasciati in infusione nell'alcol per circa 90 giorni.


Piemonte, Piedmont, Italy.

Salame di Turgia, prodotto tipico del Piemonte.

Il salame di turgia o salam d'turgia è un prodotto tipico piemontese delle Valli di Lanzo, in provincia di Torino.




Viene prodotto con carne di vacca da latte che non ha avuto vitelli, lardo e pancetta, vino rosso e spezie.Anche il budello in cui viene insaccato è di origine bovina del Piemonte.




In origine questo insaccato piemontese era utilizzato per consumare anche i pezzi meno pregiati della macellazione della vacca. Oggi invece questo salume che rappresenta un prodotto tipico delle Valli di Lanzo, in Piemonte, viene ottenuto con carni di prima scelta ed è incluso nel Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino.Anche il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, su richiesta della Regione Piemonte, ha riconosciuto il salame di turgia nei Prodotti Agroalimentari Tradizionali piemontesi.




Per maggiori informazioni si può anche consultare il sito del salame di turgia.




Piemonte, Piedmont, Italy.

Breve storia del Piemonte.


Il Piemonte è abitato fin dall'età neolitica, dopo lo scioglimento dei ghiacci in alta Val Padana, nel I millennio a.C.
Il Piemonte fu occupato dalle popolazioni celtiche o liguri dei Taurini e dei Salassi, successivamente sottomessi dai Romani (220 a.C.), che fondarono colonie come Augusta Taurinorum (l'odierna Torino) ed Eporedia (Ivrea). Dopo la crisi della parte occidentale dell'impero il Piemonte divenne sede d'incursioni, scontri e conquiste da parte di Odoacre, dei burgundi, dei goti (V secolo d.C.), dei bizantini, dei longobardi (VI secolo), dei franchi (773), conservando però una certa autonomia. Nel IX e X secolo il Piemonte subì le nuove incursioni degli ungari e dei saraceni che distrussero, fra l'altro, l'Abbazia di Novalesa in Val di Susa. Il Piemonte era amministrativamente diviso in contee e marche, fu in parte riunificato nell'XI secolo da Olderico Manfredi, che ottenne le due importanti marche di Torino e Ivrea e le lasciò in eredità al genero Oddone di Savoia, figlio di Umberto I Biancamano. Il processo di riunificazione del Piemonte sotto i Savoia richiese diversi secoli, dapprima per la formazione di comuni autonomi, come Asti e Alessandria (XII secolo), e forti marchesati, come quelli di Saluzzo (XI secolo) e del Monferrato (XII secolo); poi per l'intervento di potenti signori esterni, come i Visconti (XIV secolo); infine per il coinvolgimento del Piemonte nelle lotte fra gli Asburgo e i Valois per l'egemonia in Italia e in Europa (XVI secolo). Solo dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559) Emanuele Filiberto e i suoi successori poterono avviare il processo di definitiva riunificazione del Piemonte, ultimato nel 1748 con la pace di Aquisgrana.
Dopo la parentesi della dominazione napoleonica (1796-1814), il Piemonte seguì i destini del Regno di Sardegna ed ebbe un ruolo centrale nel Risorgimento italiano e nella costruzione del nuovo stato unitario (1861), che ne derivò la struttura giuridica e politica (Statuto Albertino del 1848) e il personale amministrativo, in quel processo che fu definito di "piemontesizzazione" dello stato. Nei momenti più critici o di transizione della storia nazionale, il Piemonte diede importanti contributi come "laboratorio" politico e sociale, con gli scioperi operai nelle guerre mondiali (nel 1917 e nel 1943), le esperienze torinesi di Gramsci e Piero Gobetti (anni venti), l'intensa partecipazione alla Resistenza (1943-45), l'industrialismo innovativo di Adriano Olivetti (anni cinquanta), la stagione di lotte dell'autunno caldo (1969). Imponente fu l'industrializzazione del Piemonte, che dalla struttura agraria tradizionale del regno sabaudo, fondata sull'egemonia dei ceti burocratici e militari e dell'aristocrazia fondiaria, seppe avviare, a partire dall'età cavouriana (1852-61), un rapido processo di modernizzazione fino a diventare, all'inizio del Novecento, un'area rilevante del triangolo industriale che trainò il decollo economico italiano.
Non mancarono, nel rapido sviluppo del Piemonte, gli squilibri, soprattutto territoriali, tra l'area del torinese, sede principale dell'industrializzazione, e l'economia ancora prevalentemente rurale del resto della regione Piemonte. Il tessuto economico, in cui ebbe un posto proponderante la FIAT, attrasse negli anni cinquanta e sessanta un grande flusso migratorio, che provocò profonde trasformazioni sociali e culturali; si dimostrò, invece, piuttosto fragile di fronte alle sfide della mondializzazione di fine secolo, che pagò con un certo declino industriale e un alto tasso di disoccupazione.
Tratto da wikipedia

Nizza Monferrato e il CARDO GOBBO, prodotto tipico del Piemonte.

Il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato, prodotto tipico del Piemonte, prende il nome caratteristico di "gobbo" grazie alla tipologia della coltivazione.
Nelle campagne di Nizza Monferrato, in Piemonte, per proteggerlo dal freddo dell'inverno viene parzialmente sotterrato. La pianta per cercare la luce si piega verso l'alto assumendo la forma gobba caratteristica.
Oltre a permettere alla pianta di resistere ai rigidi inverni piemontesi, questo tipo di coltura rende il gambo BIANCO e più TENERO.

Il Cardo, soprattutto il Gobbo del Piemonte, è un ingrediente fondamentale e tipico della Bagna Cauda Piemontese.

In un'altra zona del Piemonte invece, la pianura saluzzese, il cardo viene viene racchiuso in spessi fogli di carta legati in modo molto stretto. In questo modo il cardo cresce dritto, bianco e tenero.

Il cardo gobbo di Nizza è inserito nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani dalla regione Piemonte.

Piemonte, Piedmont, Italy

Piemonte a tavola: I BATSOA'

L'origine di questo piatto del Piemonte sembra risalire ai primi dell'800.

L'ingrediente principale era rappresentato dalla zampa del vitello o del manzo piemontese.

In molte ricette viene utilizzata la zampa del maiale perchè anticamente quando si uccideva il maiale la zampa era la parte più difficilmente conservabile. La carne di maiale è però molto più grassa e il gusto è meno fine di quella del bovino del Piemonte.


L'etimologia della parola non è sicura ma solitamente viene fatta risalire al francese "bas de soie" cioè "calze di seta" che ricorda la consistenza del piatto.



----------


Ingredienti

* zampa di vitello o manzo (o maiale)
* cipolla
* sedano
* carota
* aceto
* olio di oliva
* pepe
* sale
* tuorlo
* pangrattato

Preparazione
1) lessare la zampa partendo dall'acqua fredda con cipolla, sedano e carota fino ad ottenere il distacco della carne dalle ossa.

2) scolare la zampa ed eliminare le ossa e gli aromi

3) Tagliare la carne a liste sottili. Sgrassare il brodo e re-immergere la carne, aggiungere l'aceto e riportare ad ebollizione.

4) Far bollire fino a consumare tutto il brodo, estrarre la carne con la gelatina e far scolare e raffreddare in un colino.

5) Tagliare la carne fredda in fette sottili immergerle nel rosso d'uovo sbattuto, nel pangrattato e friggere.

Servire caldi.
Piemonte, Piedmont, Italy

il GUSTADOM

Volevo segnalare una manifestazione gastronomica sabato 6 giugno e domenica 7 giugno ad Asti in piazza Cattedrale dove si potranno gustare gli "Agnolotti Gobbi" una ricetta tradizionale piemontese e astigiana.

L'agnolotto Gobbo e fatto con una sfoglia sottilissima, ripieno di arrosto "fassone" piemontese, un pezzo di coniglio astigiano, un pezzo di lonza di maiale e salsiccia del Piemonte uniti a della scarola, uova e Parmigiano.

Vengono cotti nel brodo di bollito e serviti al tovagliolo.

Per maggiori informazioni: www.rionecattedrale.com

LA BOLLENTE (Acqui Terme)


A sud del Piemonte si trova la cittadina di Acqui Terme. Situata a sud del Monferrato dove il confine tra Piemonte e Liguria è molto vicino.

Di origine romana la città piemontese è famosa per le acque termali.
Nella piazza centrale della città dove sorge un'edicola di marmo innalzata nel 1879 dall'architetto Giovanni Cerutti da cui sgorga un'acqua bollente sulfurea e curativa a 74,5 °C. Escono ben 560 litri al minuto.

In questo sito esisteva in epoca romana una fontana ed un impianto termale, testimoniati dal mosaico originale ancora presente sotto i portici.


Visitare il Piemonte: Superga



Per chi visita il Piemonte e soprattutto Torino non può esimersi dal vistare il colle di Superga e la sua basilica.

Diventata tristemente famosa per la tragedia che colpì il "Grande Torino" completamente distrutto dal'incidente aereo del 1949. La basilica venne edificata all'inizio del '700 per il voto di Vittorio Amedeo II Duca di Savoia.

Per fermare l'avanzata delle truppe francesi di Luigi XIV che stavano assediando Torino e il Piemonte il Duca e il Principe Eugenio salirono sul colle per esaminare lo schieramento nemico. In quell'occasione il Duca entrò nella piccola chiesetta che esisteva allora e fece voto alla Madonna che se il Piemonte avesse vinto la battaglia avrebbe fatto erigere in quel luogo una basilica a lei dedicata.

Il 7 settembre 1706 dopo una dura battaglia e, nonostante l'inferiorità di uomini e mezzi,l'esercito piemontese ebbe la meglio su quello francese. Torino uscì finalmente dall'assedio e il Piemonte ottenne la sua libertà.Nel 1717 iniziarono i lavori di costruzione della Basilica di Superga affidati all'architetto abate Filippo Juvarra completati verso la fine del 1731.

Per realizzare la Basilica fu necessario abbassare il colle di Superga di circa quaranta metri. I detriti vennero portati a valle nel quartiere torinese che attualmente si chiama "Sassi" proprio per questa ragione.

La basilica Ospita al suo interno una parte delle tombe della famiglia Savoia.


Il 4 maggio 1949 un aereo "FIAT G212" si schiantò sulla collina di Superga nella zona retrostante la Basilica. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del "Grande Torino" vincitrice di cinque scudetti consecutivi e che veniva considerata la squadra calcistica più forte di tutti i tempi.


Dal quartiere Sassi si può prendere la famosa "Tranvia a Dentiera" che porta i turisti in cima al colle da cui si può ammirare uno dei più bei panorami del Piemonte sulla città di Torino.

IL SANTUARIO DI VICOFORTE




Questa volta ci spostiamo in un altro angolo del Piemonte, nella provincia di Cuneo.

Vicino a Mondovì si trova il Santuario di Vicoforte. Uno dei più importanti monumenti del Piemonte.



Famoso per avere la più grande cupola ad ellissi d’Europa (alta 75 m. e con un perimetro di 250 m.).La cupola è affrescata con il più grande campo pittorico che esiste a tema unico.



Nel 1592 in quel luogo del Piemonte meridionale sorgeva un pilone votivo con un’immagine della Madonna col Bambino. Lo sparo accidentale di un cacciatore aveva scalfito il dipinto, la leggenda racconta che la Madonna sanguinò. Da quel momento iniziarono ad arrivare i primi pellegrini provenienti dal Piemonte e da varie parti d’Europa.

Nel 1596 il Vescovo di Mondovì e Carlo Emanuele I diedero l’avvio alla costruzione del Santuario con l’intenzione di farne una tomba per i Reali di Casa Savoia dedicandolo alla Madonna.

La costruzione terminò nel 1733 opera dell’architetto Ascanio Vitozzi e del piemontese Francesco Gallo.

La copertura in rame che si osserva oggi fu installata solo nel 1985 per evitare il rischio di crolli.

Per maggiori informazioni: www.santuariodivicoforte.com

FORTE DI FENESTRELLE: è in Piemonte la fortezza alpina più grande d'Europa.

Il Forte di finestrelle sale dalla statale 23 del Sestriere per 3 Km sul costone del monte Orsiera coprendo un dislivello di 635 metri.

La costruzione della fortezza partì dal punto più alto (Forte delle Valli a 1800 metri di altitudine) nel 1728 per volere di Vittorio Amedeo II. Ci vollero ben 122 anni perché la costruzione venisse completata raggiungendo il punto più basso, vicino all’odierno passaggio della statale (Forte Carlo Alberto dal nome del re che ne ultimò la costruzione nel 1850).

Il forte fu costruito a difesa del nuovo regno dei Savoia dalle incursioni francesi anche se non fu mai coinvolto direttamente nelle battaglie. Fu utilizzato soprattutto come prigione e campo di concentramento.

Nel secondo conflitto mondiale vide alcuni scontri tra i partigiani Piemontesi della Val Chisone e l’esercito tedesco. Venne abbandonato definitivamente dall’esercito italiano sul finire degli anni ’40.

Dagli anni ’90 grazie ad un gruppo di volontari “l’Associazione Progetto San Carlo onlus” la fortificazione della Val Chisone ha visto una rinascita con iniziative culturali e una forte valorizzazione turistica.

Oggi il Forte di Finestrelle è diventato il simbolo della provincia di Torino.

Piemonte

Per informazioni sugli eventi e sulle manifestazioni:

ASSOCIAZIONE PROGETTO SAN CARLO

TEL 0121\83 600

www.fortedifenestrelle.com

info@fortedifenestrelle.com

Paste di meliga

Ingredienti

200 g di burro, 200 g di zucchero, 200 g di farina di mais e 3 tuorli d'uovo.

Preparazione

Impastate il burro, lo zucchero, la farina di meliga (di mais) e 3 tuorli d'uovo. Tirate una sfoglia abbastanza spessa e ritagliate dei biscotti rotondi . Mettete in forno di medio calore per circa mezz'ora.

Piemonte

VITELLO TONNATO

DOSI per 6\8 persone:
Polpa di vitello (girello) kg 1
tonno sott'olio gr 300
acciughe sotto sale n 6
capperi gr 30
uova n 3
vino bianco secco bottiglie n 1
limone
olio d'oliva
aceto bianco
alloro, salvia
sedano
chiodi di garofano
sale.

PROCEDIMENTO:
Mettere in infusione la polpa di vitello con il vino bianco secco unire 2 foglie di alloro, 3 chiodi di garofano qualche foglia di salvia e la gamba di sedano tagliuzzata. La carne dovrà rimanere in infusione per almeno 24 ore durante questo tempo rigirarlo 2 o 3 volte. Porre la carne in una casseruola versarvi sopra filtrandolo il vino bianco dell'infusione e dell'acqua in modo che la carne risulti bene coperta, salare poco, portare a bollore e cuocere il vitello per circa 1 ora poi unire le acciughe deliscate e lavate. proseguire la cottura per altri 30 minuti: il brodo dovrà a 1\2 litro circa. Rassodare le uova cuocendole per 8\10 minuti circa, filtrare il brodo, passare al setaccio le acciughe, il tonno e i tuorli sodi facendone cadere il ricavato in una zuppiera. Aggiungere i capperi finemente tritati, una cucchiaiata di aceto bianco, il succo di limone e circa mezzo bicchiere d'olio d'oliva. Mescolare accuratamente e diluire la salsa con poco brodo. Affettare sottilmente la polpa di vitello che sarà ormai fredda, disporla sul piatto di portata e coprirla con la salsa.
Piemonte

SEIRASS DEL FEN


Il nome deriva dal dialetto Piemontese che significa ricotta. Infatti è ricavato dal siero che resta dopo la produzione del formaggio come la tradizionale ricotta.

I pastori avevano l’esigenza di proteggere il formaggio durante il trasporto a valle e lo avvolgevano nel fieno.

Da qui il nome caratteristico.

Questo latticino si produce soprattutto nelle valli Valdesi della provincia di Torino.

Il Seirass del Fen oggi è un presidio Slow Food e fa parte del paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino.

Brutti e buoni alle nocciole

INGREDIENTI PER 2 PERSONE:
70 g di nocciole a pezzi
80 g di zucchero
1 albume


PROCEDIMENTO:
Montate l’albume a neve in una casseruola,unite lo zucchero, aggiungete le nocciole e mescolate. Fate cuocere fino a quando l’impasto si staccherà dalle pareti e dal fondo della casseruola. Togliete dal fuoco e formate dei mucchietti grossi come una noce. Cuocete in forno per 40 minuti a 150 °

AGNOLOTTI ALLA PIEMONTESE

DOSI PER 6\8 PERSONE
Stufato di manzo g. 350
Arrosto di maiale g. 200
Salsiccia g. 100
Cervella di vitello g. 100
Scarola n. 1 mazzo
Uova n. 3\4
Noce moscata
Parmigiano
Sugo di carne
Burro
Sale

DOSI PER LA PASTA
Farina g. 600
Acqua g. 150
Uova n. 3

PROCEDIMENTO:
Lessare leggermente la salsiccia e la cervella. Lessare anche la scarola, strizzarla e tritarla e insaporirla in sugo di carne e poco burro.
Tritare finemente tutte le qualità di carne e la salsiccia, mettendo poi il ricavato in un recipiente; aggiungendo al scarola, tre o quattro cucchiai di parmigiano, un pizzico di sale, una grattata di noce moscata e uova intere sino ad ottenere un composto di giusta consistenza. Amalgamare perfettamente tutti gli ingredienti.
Con la farina, le uova e l'acqua preparare la pasta e poi stendere con il mattarello due o tre sfoglie sottili.
Mentre si prepara una sfoglia tenere l'altra pasta ben coperta affinché si mantenga giustamente morbida. Dal ripieno ricavare tante palline grandi come una nocciola e sistemarle su una sfoglia distanziandole fra loro: ricoprire con l'altra sfoglia come si fa normalmente, con le dita premere fra un ripieno e l'altro, quindi con la rotellina dentata, ricavare tanti agnolotti di forma quadrata.

CURIOSITÀ:
La tradizione vuole che questi ravioli siano serviti come piatto in brodo. Si possono però servire anche asciutti, cuocendoli nel brodo anziché nell'acqua salata: irrorarli poi con burro fatto fondere insieme a qualche foglia di salvia spolverizzando gli agnolotti con parmigiano e sottili fettine di tartufo oppure condirli con una salsa al pomodoro o con sugo di carne.

ZABAIONE

INGREDIENTI
per 4 persone:

Uova n 4
Zucchero n 4 cucchiai
Marsala secco

PROCEDIMENTO:
Rompere i tuorli in una casseruola possibilmente di rame non stagnato. Unire lo zucchero e sbattere a lungo con un frustino finché il composto sarà ben montato e soffice. Aggiungere poi lentamente e sempre mescolando 4 mezzi gusci di marsala secco.
Mettere la casseruola in un recipiente più grande contenente acqua bollente e porre tutto sul fuoco. Far cuocere mescolando continuamente la crema con una piccola frusta.
Quando lo zabaione comincerà ad ispessire gonfiandosi, toglierlo dal fuoco e versarlo subito in una coppa grande o in quattro coppette.
Si accompagna con biscotti secchi, in particolar modo con i savoiardi.

L'origine di questa crema viene fatta risalire a diverse leggende, una delle quali vede protagonista Pasquale De Baylon, un francescano che a Torino nel XVI secolo la ideò quale ricostituente per i malati. Quando il frate venne santificato la ricetta prese il nome di crema di San Baylon poi divenuto Sambayon.

CARNE TRITATA ALL'ALBESE

FACILE

PROCEDIMENTO:
La carne tritata deve essere magrissima e snervata. Il taglio ideale da cui partire è la coscia.
Condire con olio, sale, pepe, succo di limone e aromatizzare con aglio.
L'aglio dovrebbe essere aggiunto in pezzi grossi, dopo aver lasciato a riposo la carne per almeno due ore è consigliabile rimuoverlo. In questo modo rimane solo il profumo dell'aglio e il piatto va bene anche per i palati più"fini".
Dressare la carne su un vassoio e guarnirla con prezzemolo e fette di limone.

TORINO E LA CUCINA PIEMONTESE

Per le “madamin” più delicate che non possono sopportare l’odore dell’aglio, a Torino si prepara tuttora la “Salsa Tartufata”, una signorile variante della Bagna Caoda, nella quale si intingono cardi crudi, sedani e anche peperoni. E’ sempre a base di acciughe, olio fine e burro, però al posto dell’aglio si mettono i tartufi bianchi, tagliati sottili. Questa ricetta è stata dettata da Giovanni Vialardi, cuoco della corte sabauda al servizio prima di Carlo Alberto e poi di Vittorio Emanuele II, e autore del “TRATTATO DI CUCINA PASTICCERIA MODERNA E CREDENZA”, pubblicato nel 1854 e considerato il testo classico della cucina Piemontese.

Quasi tutto è cambiato nel turbinare degli avvenimenti e nel mutare dei gusti, ma quel vasto ricettario è rimasto come un simbolo della gastronomia subalpina che non vuol cedere ai ricatti del “già pronto” e della pressapochistica fretta, per mantenere intatta la sua fisionomia, insieme gentile e regale. Difatti la gente Torinese continua a testimoniare la propria aspirazione a vivere col conforto di nobili e saggi ideali anche attraverso la cucina, pur se la “credenza” cioè la tavola apparecchiata, è scesa a più miti consigli e non è più dominata da decine di preparazioni da mettere in “bella vista”.

Però Torino che ha avuto il suo Artusi nel Vialardi e tanti altri cuochi prestigiosi, tiene ancora in auge, per esempio, la rinomata “Fricia”, dalla quale ha preso avvio il fritto misto all’italiana, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Né va dimenticato il capitolo dei dolci, nei quali Torino eccelle, avendo dato all’Europa, Svizzera compresa, la ricetta del cioccolato. Sono ancora tanti i nomignoli gentili corrispondenti ad altrettanti tipi di cioccolatini: “Brut e Bun, Cremini, rumini”.
La pasticceria del centro storico Sabaudo è rimasta la stessa dei tempi di Guido Gozzano, quando veniva accompagnato dal “Latte di Vecchia”, dal “Ratafià di ciliege” o dal “Rosolio di Rose”.

Per quanto riguarda l’accusa di “francesismo” rivolta alla cucina piemontese in genere, va rilevato che Torino si è sempre tenuta fuori dal servilismo delle imitazioni, rifiutando ogni sorta di “barocchismo” e mantenendo soltanto le sue salse tradizionali, create in casa. Ha invece saputo mettere a buon frutto quello scambio continuo di esperienze tra la cucina francese e quella piemontese iniziato fin dal 1046, quando Adelaide, marchesa di Susa, andò sposa a Oddone di Savoia. Tanto per fare un esempio i Torinesi, vanno giustamente fieri dei loro inconfondibili agnolotti, dei loro risotti speciali, piatti sconosciuti in Francia.

Per il ripieno di agnolotti, la ricetta più seguita è quella indicata da Giovanni Operzo, forse il cuoco piemontese contemporaneo di maggiore notorietà che, con i suoi molti seguaci, tiene vivo il blasone di una scuola illustre. Occorrono: carne di vitello e di maiale, rosolata con cipolla, rosmarino, aglio e salvia; inoltre, prosciutto crudo, cervella e lattuga lessata; il composto va tritato e mescolato con uova e formaggio grattugiato, panna e noce moscata. Gli agnolotti o agnellotti si fanno in brodo o si mangiano asciutti cotti ugualmente nel brodo anziché nell’acqua.

E’ importante stabilire che Torino non basa la sua cucina soltanto sullo schema nobiliare, ma ha saputo accogliere tutti i più schietti suggerimenti provenienti dalla borghesia e dal popolo. A quanto sembra, Torino vanta la scoperta dello zabaglione o “Sambajon”, il cui nome deriverebbe da San Giovanni Baylon, protettore dei pasticceri e venerato nella chiesa di San Tommaso.

VALLE GERMANASCA

Da Perosa Argetina verso l'abitato di Pomaretto inizia la Val Germanasca. Le viti del Ramie si arrampicano sui ripidi pendii che circondano questa valle stretta. Il vino è aspro e robusto come gli abitanti che lo producono.

Da Pomaretto la strada si arrampica verso Perrero il capoluogo della valle ..... Subito dopo Perrero si trovano le vecchie miniere della Gianna che un gruppo di giovani ha trasformato in un museo (SCOPRIMINIERA) dedicato a questo faticoso lavoro che una volta rappresentava la principale fonte economica della valle.
Per maggiori informazioni: www.scopriminiera.it

Si arriva infine a Prali il centro turistico della zona. La seggiovia in inverno, permette agli sciatori di raggiungere le piste mentre d'estate trasporta i turisti sulle montagne. In tutte le stagioni si può ammirare un bellissimo panorama.
Per maggiori informazioni: http://www.nuova13laghi.com/

Da Prali partono anche una serie di ameni itinerari a piedi che fanno parte del circuito alpino, dai Tredici Laghi al Lago Verde per poi oltrepassare il confine e arrivare in Francia.

La Val Germanasca è uno dei luoghi di origine e maggiore espansione dei Valdesi con le loro tradizioni.

FINANZIERA ALLA PIEMONTESE

Ingredienti.

per 6 persone
100 gr animelle
50 gr creste e uova di gallo
100 gr fegatini di pollo
150 gr di filoni e cervella di vitello
100 gr funghi freschi
50 gr cetrioli sott'aceto
1 bicchiere di marsala secco o vino rosso secco
Sale e prezzemolo q.b.
80 gr burro



Procedimento.

Pulire accuratamente animelle,filoni,cervella,creste e fegatini . Fare bollire il tutto in acqua salata x 10 min. Circa eccetto i fegatini che si faranno bollire separati,scolare il tutto e lasciare raffreddare.

Tagliare il tutto a dadini unitamente ai cetriolini e funGhi, questi ultimi lessati. In una casseruola fare sciogliere il burro ,unire tutti gli ingredienti ,far cuocere appena e bagnare marsala o vino rosso, con quest'ultimo unire una presa di zucchero ,salare,spolvarare appena di prezzemolo ,lasciare cuocere lentamente per 5\6 minuti.

ZUPPA DEI VALDESI

Ingredienti.


per 6 persone
6 etti grissini
1 etto e 1\5 formaggio da grattare
1 hg burro
1 lt brodo di pollo o manzo
Noce moscata e cannella qb





Procedimento.


Soffriggere i grissini rotti a piccoli pezzi in una terrina di terracotta con 1\2 hg di burro. Aggiungere il formaggio e le spezie. Versare il brodo sui grissini e cuocere x 20 min. Quando il brodo è consumato,aggiungere il burro sciolto ,il formaggio grattugiato,e fare gratinare nel forno per 10 min.







CURIOSITA'



La ricetta originaria era più povera, non esistevano i grissini , al loro posto veniva usato il pane duro, disposto a strati alternati con foglie di cavolo. Per quattro o 5 strati poi si faceva cuocere per 4\5 ore sulla stufa coperto di brodo di pollo. Al termine si aggiungevano le spezie e il burro.

BAGNA CAODA


Ingredienti.

per 6 persone
400 gr olio
150 gr alici
6 spicchi aglio
latte q.b.



Procedimento.

Pulire le acciuge dal sale deliscarle. Pulire l'aglio e metterlo a bollire in un pentolino con il latte.


Quando l'aglio sarà cotto buttare il latte,- questa operazione consente di alleggerire il sapore della salsa -, aggiungere le acciughe e cuocere ancora leggermente il tutto.


Dopo pochi minuti passare con il mulinex e aggiungere, con il fornello al minimo, l'olio e la panna quanto basta a far diventare cremosa la salsa.


La Bagna Caoda deve essere servita calda in tavola possibilmente con gli appositi fornelletti, insieme alle verdure precedentemente nettate e cotte.
Esempi di verdure ce possono essere servite con questa salasa sono:
- il tradizionale Cardo
- le patate lesse
- le cipolle cotte
- i toupin-ambour
- il sedano

- il peperone di Carmagnola
- il Porro di Cervere
- ecc...